lunedì 22 settembre 2014

Happy Birthday, Mister Cohen







“Like a bird on the wire
like a drunk in a midnight choir
I have tried in my way to be free
like a worm on a hook
like a knight from some old-fashioned book
I have saved all my ribbons for thee.

If I have been unkind
I hope that you can just let it go by
if I have been untrue
I hope you know it was never to you.
Like a baby stillborn
like a beast with his horn
I have torn everyone who reached out for me
but I swear by this song
and by all that I have done wrong
I will make it all up to thee.
I saw a beggar leaning on his wooder crutch
he said to me, – You must not ask for so much -
and a pretty woman leaning in her darkened door
she cried to me, – Hey, why not ask for more? -
Like a bird on the wire
like a drunk in a midnight choir
I have tried in my way to be free”.
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“Come un uccello sopra un filo
come un ubriaco in un coro di mezzanotte
ho cercato a mio modo ad esser libero
come un verme sopra un amo
come un cavaliere uscito da qualche vecchio libro
ho salvato tutti i miei nastri per te.
Se io, se sono stato crudele
spero che tu possa dimenticarlo
se io, se sono stato falso
spero tu capisca
che non lo sono mai stato con te.
Come un bambino nato morto
come una bestia con il suo corno
ho dilaniato chiunque si avvicinava a me
ma giuro su questa canzone
e su tutto ciò che ho fatto di sbagliato
che metterò tutto a posto per te.
Vidi un accattone poggiato alla sua stampella di legno
mi disse, – Non devi chiedere così tanto -
e una dolce donna appoggiata alla sua porta
mi gridò, – Hey, perchè non chiedi di più? -
Oh, come un uccello sopra un filo
come un ubriaco in un coro di mezzanotte
ho cercato a mio modo di essere libero”.
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Leonard Cohen, Bird on the wire
 Album: Songs from a Room (1969)

giovedì 17 luglio 2014

L'elettroacustica umana



  
Marc Behrens, ovvero il suono liberato che si riappropria dello spazio e lo riempie, il suono per sua definizione semantica è libero di fluire assumendo modi e forme secondo il contesto e sta nella creatività di una genìa di nuovi musicisti plasmarlo e dargli un nuovo linguaggio che modifica la percezione che abbiamo di esso.
Marc Behrens è uno di questi, appartiene al Regno di Elgaland-Vargaland, creato da due musicisti svedesi, Leif Elggren e CM von Hausswolff, che hanno ipotizzato un regno il cui territorio è costituito da linee di confine, “ territori accessibili a coloro che posseggono gli strumenti necessari...” dove il suono può aprirsi a spazi immaginari. Il suo intervento ha chiuso l'edizione di Archiaro 2014, il 5 luglio.
Una performance molto intensa e fisica dove le frequenze, i rumori, le voci ed i suoni manipolati in tempo reale con l'uso di software hanno rappresentato un prolungamento proteiforme ed espanso delle percezioni e delle emozioni dell'artista. Come in un anfiteatro, disposti in circolo intorno alla figura della per/sona-musicista munita di computer e microfoni ambientali, circondati da casse acustiche gli spettatori si sono trovati al centro di un microcosmo, portati a condividere suoni come clangori, ronzii o drones immersi nelle proprie visioni. Visioni e suoni, nuove forme espressive che concorrono a diffondere nuove esperienze di percezione. La possibilità di immaginare e lavorare l'onda sonora ampliandone lo spettro, l'utilizzo del computer e dei software ha cambiato radicalmente il modo di pensare il suono. Marc Behrens come un pilota ha guidato i presenti in un viaggio immaginifico verso zone di flusso fisico e mentale.
Archiaro ancora una volta propone punti di riflessione a quanti vogliono ampliare il proprio universo percettivo e creativo a tutti i livelli e l'importanza del prestare ascolto a tutte le musiche e i suoni possibili è stata mostrata da quanti hanno inteso partecipare.
Le parole che usa Moreno Miorelli a proposito della Stazione di Topolò si adattano a quanto accade ogni anno ad Archiaro: “ … la singolarità culturale del luogo, la sua evidente bellezza naturalistica, i tempi dettati da ritmi diversi da quelli cui siamo abituati, le contraddizioni stesse ne fanno un vero e proprio scrigno dove artisti e non-artisti mossi dalla curiosità, dall'inquietudine, dall'idea di un'arte come servizio, dalla voglia di ascoltare più che dalla smania di esporre il proprio ego, possano trovare un terreno di straordinaria fertilità dove dare e ricevere. A Topolò non si espone nulla, né installazioni, né dipinti, né fotografie. I progetti devono nascere da un rapporto con il luogo, devono avere un senso, diretto o indiretto. Topolò non è il fondale ma il motore di ciò che accade.” E' questo il filo diretto che lega Archiaro a Topolò pur con le dovute e naturali differenze ed il lavoro di Tommaso Cosco nel portare avanti l'idea ed il progetto attinge alle proprie intuizioni e passioni ed alla sua estrema capacità di immaginare verità con intelligenza e sensibilità.


foto da www.archiaro.it




martedì 24 giugno 2014

Il senso di Archiaro





Senza alcuna retorica e astrazione possibile, alla ricerca della qualità perduta, per ridiventare ricchi con le piccole cose, lontani da logiche di mercato e di opportunismo, gli archiaronauti, giù per il sentiero o distesi sui prati, condividono un modo e sensazioni che sarebbero altrimenti impossibili in luoghi dove ci si muove velocemente. Dialogare con l'universo richiede la capacità di mettere da parte il proprio ego ed abbandonarsi ad un flusso che non ha né inizio e né fine ma solo contenuto e spessore, un flusso che si propaga e viene percepito con tutto il proprio essere. L'acustica di Tommaso. Le riflessioni sul suo naturale posto delle fragole. L'architettura e l'idea che pazientemente porta avanti irradia e trasmette su frequenze generate da onde di pressione del suo inevitabile atto d'amore.
L'arte non è un semplice atteggiamento, prova ne è il progetto di Marialuisa nelle sue “ Cartoline da Archiaro” in un allestimento site specific. Il suo lavoro nell'uso del tratto e dei segni dei suoi colori si sta evolvendo verso un mondo senza confini, un campo aperto dove sperimentare e confrontarsi, lontano dagli steccati e dalle frontiere emotive delle sue prime creazioni.
Ad Archiaro non c'è l'assillo dell'evento, dell'esibizione, il fatto di esserci vuol dire che si è già pronti. Non è semplice poiché bisogna denudarsi delle proprie infrastrutture mentali e lasciarsi andare assecondando la propria creatività ed il proprio spirito. Gianfranco Candeliere, chitarra, electronic e laptop, ha tenuto un set alternando drones e fields recording a textures dove la chitarra cercava armonie possibili, tra Philip Jeck e Connie Veit con derive coiliane. Un finale dove ha suonato in un unicum The change we need, Ester e Alice. Domenico Canino, casio, loops e delays, ha avuto la capacità e la bravura di accordarsi, alternando l'elettronica pura dei corrieri clusteriani ad una sorta di minimalismo che ha ricordato Terry Riley ed i suoi dervisci, rintocchi di note basinskiane galleggiavano nella notte. I due hanno chiuso con una session ed è stata subito Kosmische musik.
Una quinta naturale avvolgeva i presenti, un cielo ancora arrossato all'orizzonte dove il giorno tardava a cedere il posto alla notte disegnava i contorni delle buie colline oltre Taverna e Albi. In lontananza, lungo i tornanti che si inerpicano, come lucciole apparivano e scomparivano torce di dei che li percorrono.
Alzando gli occhi nella notte stellata del solstizio d'estate, il tempo restava sospeso.