giovedì 7 giugno 2018

Diego Fusaro sul Quarto Stato di Alzek Misheff



Alzek Misheff


Il richiamo dell’opera è, in modo lampante, al “Quarto Stato” di Pellizza Da Volpedo. I protagonisti del quadro di Alzek Misheff non sono, però, intenti a scioperare, come avviene nell’opera di Pellizza Da Volpedo. Marciano anch’essi, decisi e orgogliosi, verso di noi che osserviamo la scena. Ma non stanno scioperando. Si sono sposati. Dietro di loro, una chiesa. Intorno a loro, compaesani che giubilano e fanno festa.

L’epoca del capitalismo flessibile post-borghese ha reso il matrimonio un gesto contestativo e antagonistico quanto poteva esserlo lo sciopero ai tempi di Pellizza Da Volpedo. Il nostro presente, caratterizzato da una flessibilità che ci vuole tutti atomi migranti e precari, privi di qualsivoglia stabilità (compresa, ça va sans dire, quella sentimentale che si sedimenta nella vita  matrimoniale come “scelta” sempre ribadita, per dirla con Kierkegaard), non permette al mondo della vita di stabilizzarsi.
Per un verso, complice la precarizzazione esistenziale oltreché contrattuale, ci rende tutti a tempo determinato. E, per un altro verso, mira a colonizzare le nostre menti e i nostri cuori con il discorso della ragione flessibile della new economy. Ecco, allora, masse di giovani che scendono in piazza a manifestare contro la famiglia (giudicata sessista, omofoba e retrograda), proprio quando è la logica illogica della precarietà coatta a impedire loro in concreto di farsi una famiglia. È il capolavoro del potere quando gli schiavi amano le proprie catene.
Il matrimonio raffigurato da Alzek Misheff è oggi rivoluzionario quanto lo sciopero di Pellizza Da Volpedo, in quanto è stato eletto dal capitale flessibile a proprio nemico: non soltanto perché è pur sempre un contratto a tempo indeterminato, ma anche perché è la cellula genetica di una comunità solidale – la famiglia – che, come ricorda Hegel, deve costituire il fondamento di ogni etica comunitaria. Del resto, è anche per questo che lo stesso Hegel chiamava i cittadini dello Stato membri della “famiglia universale”.


Diego Fusaro
https://www.interessenazionale.net/blog/matrimonio-del-quarto-stato-flessibile




mercoledì 30 maggio 2018

Oltre.




http://www.stazioneditopolo.it/



 Luoghi liberati. Zone temporaneamente autonome e comunità eticizzate. All'interno del Km.
Oltre il nuovo pensiero unico. Pensare altrimenti. Dissento, dunque sono. Verso un altrove.
Innovazione visionaria.
Gesto ribelle contro l'uniformazione delle coscienze.

Nessun pastore e un solo gregge. Tutti vogliono le stesse cose, tutti sono uguali:
chi sente diversamente, se ne va da sè al manicomio. Nietzsche - Così parlò Zarathustra








domenica 20 maggio 2018

mercoledì 15 novembre 2017

Nodi

 
GUARDO UN INSETTO MUOVERSI NATURALMENTE…LO OSSERVO ATTENTAMENTE PER UN BEL PO’, PENSANDO SE UCCIDERLO O LASCIARLO VIVERE…INTANTO IL SUO MOVIMENTO CONTINUA A ESSERE NATURALE…APPENA PENSO DI UCCIDERLO, L’INSETTO INIZIA LA SUA AZIONE DI SOPRAVVIVENZA, TROVANDO LA SOLUZIONE MIGLIORE PER LA SUA TUTELA


MI INTERESSA SAPERE QUANTO TEMPO RIESCO A TRATTENERE IL RESPIRO…QUANTA FORZA HO NEL MIO CORPO PER IMPEDIRNE LO SCHIACCIAMENTO…QUANTIFICARE L’ENERGIA NELLE GAMBE PER ALLONTANARMI DA POSSIBILI PERICOLI…TUTTO E’ INUTILE, PERCHE’ “L’ALTRO” DECIDE OGNI ANNULLAMENTO DELLE MIE RESISTENZE

PRIMA CHE INIZI L’ATTO SESSUALE PENSO DI AVERE L’OPPORTUNITA’ DI SFIORARE L’ALTRA ANIMA…ESPLORANDO OGNI CAVITA’, CERCO LO SCRIGNO CHE LA CUSTODISCE…IL SOPRAGGIUNGERE DELL’ORGASMO ANNULLA OGNI PROPOSITO SUBLIMINALE



SE MI TAGLIO LE UNGHIE O MI AMPUTANO UNA GAMBA CONTINUO AD AVERE L’INTEREZZA DI ME NEL MIO PENSARE…QUANDO DORMO SOGNO, SENZA CHE IL CORPO NE SIA COINVOLTO NEI MOVIMENTI…NELLA MORTE IL CORPO E IL PENSARE NON SI COMBINANO PIU’
con gratitudine a NODI di R.D. LAING
                                                                                                              Tommaso Cosco


Foto di T.Cosco

Lo faccio
Mi sazia guardare attraverso
queste fessure così morbide
da sembrare comode?
E tu, che mi temi in pericolo,
non vorresti vedermi esplodere
e, dopo lo spruzzo di raggi, restare in alto
come un pianeta liberato da un'orbita invidiosa?
Ma è troppo difficile far sentire davvero
la botta delle cascate,
il profumo del cielo di cotone,
la festa che accende il plesso solare.
Però non ho scelta.
Allora lo faccio,
camminando lungo il mio sfinimento,
voltando le spalle
ai sapienti seccati dall'odio.
                                        di Dario Buccino