lunedì 23 ottobre 2017

Arcipelago




Isole instabili percosse dal vento,
nel respiro di ansie trattenute appena
nell'eterno presente consumato in giochi di ruolo,
nell'attesa di un momento di festa.
Parole stanche di voce sorda e gesti esausti,
ancorché protesi ad invocare compassione,
guadagnata ed estorta nel segno di una precaria appartenenza
a persone inopportune.
Occhi lacrimosi.
L'estasi è solo una droga e Santa Teresa neanche più una santa.
Rughe inespressive e sorrisi fatui,
abbandoni improvvisi e momentanei vissuti in una stanza
avvolta dai rumori che salgono dalla strada.
Isole instabili
nonostante le carezze della risacca.



 
Foto di ML













 

martedì 26 settembre 2017

Noi non siamo così




L'idea è positiva, radiosa, piena di fiducia, di speranza, di entusiasmo.
L'esatto contrario del presente che si vive, che ci vuole costringere in spazi di disperazione, di disagio, di povertà, di isolamento, di confusione, di paura.
vdb23 / nulla è andato perso è per chi crede nella trasformazione, per chi è affascinato dalle sorprese che può rivelare lo sviluppo del potenziale umano, dall'ignoto al noto, dall'insostenibile al sostenibile, dalle ipotesi alle applicazioni, dalla speranza alla vita. Ed è per chi non si è arreso, per chi difende visioni ideali, per chi è vivo nella mente e nell'intelligenza, per chi vuole stare meglio e vuole esprimersi per cominciare a farlo. vdb23 celebra il valore dell'incontro, della nobiltà d'animo, della voglia di sapere, della generosità, del Bello nelle arti, nel pensiero, nella natura, negli umani.
Vogliamo abitare dove un aroma può commuovere, una musica salvare la vita, un gusto travolgere, una buona notizia esaltare, dove la volgarità di certo "presente" non è sotterrata nello sdegno ma cestinata in un sorriso.
Noi non siamo così, non vogliamo esserlo nè vogliamo consentire che ci costringano a diventarlo.
Non è più tempo di denuncia e critica; è tempo di proposta, di intelligenza creativa, di innovazione visionaria.
                                                                                                           Claudio Rocchi





vdb23 / nulla è andato perso è un progetto musicale messo su da Claudio Rocchi e Gianni Maroccolo, culminato in un tour nel 2016 ed in un triplo vinile nel 2017 che ha coinvolto come interpreti e ospiti molti musicisti italiani.
Le parole di Claudio Rocchi riportate in copertina mi suonano profetiche e familiari facendomi pensare ad un mio personale vdb23 / nulla è andato perso.
E voi? Avete un vostro personale vdb23?




 

giovedì 24 agosto 2017

terra desolata



Foto di ML




Desolate terre del mio cuore.

L'incessante e  assordante frastuono delle cicale fa da bordone al rumore dei nostri passi.
I cenni di saluto degli anziani che vanno verso casa con movenze stanche rappresentano le rimanenti difese di una memoria rasa. Sui loro volti i segni di vite di paese.
Muri scrostati ed infissi divelti dall'incuria dell'uomo e dall'inevitabile trascorrere  del tempo tenuti insieme da catene e catenacci quasi a voler salvaguardare nonostante tutto segni di un abitare passato.

Mi sembra di vederlo, ora, mentre scende la 'mpitrata con fare disinvolto e leggero, le mani nelle tasche dell'impermeabile svolazzante ed il sorriso ingenuo di chi torna a casa. Sguardo diritto davanti a se.
 " o tu che passi per questa via, alza gli occhi e saluta Maria "
Chissà quante volte avrà percorso in discesa e salita quell'acciottolato che i piedi sapevano dove posarsi senza timore di incespicare e cadere.
A metà strada, sulla destra c'era la casa della sorella prediletta che si annunciava già all'inizio della discesa dall'intenso odore dei gelsomini che spuntavano in alto dal muro del cortile, quasi all'entrata del cancello. Era la sua unica fermata.

Desolata terra del mio cuore.

Borgo concettuale di contenuti fantasma popolato da una comunità che senza farlo a vedere non si fida. La piazza ne sopporta ancora i boriosi passi, stanca e vogliosa di sprofondare per mettere fine alla commedia.
Occhi che si scrutano in silenzio e lingue mute.
Finalmente incurante di una ormai disinteressata identità mi travolge un ineluttabile senso di abbandono che preclude l'oblio.



domenica 13 agosto 2017

RIDDA di Alessandra Mr D'Agostino




 
ridda
rìd·da/
sostantivo femminile
  1. 1.
Antico ballo, con persone che giravano in tondo tenendosi per mano e cantando.
  1. 2.
fig.
Movimento vorticoso, disordinato, convulso che frastorna o stordisce.
"una r. di pensieri"
Devo ammettere la mia sorpresa alla telefonata di Alessandra poiché non ci si sentiva da un po' di tempo, benché seguissi sul web le sue innumerevoli attività. Devo ammettere anche il mio sentirmi confuso alla sua proposta di scrivere qualcosa che accompagnasse il suo lavoro, dalle sue parole prima e dalla lettura di Ridda dopo ho compreso che il suo libro parlava anche di me.
Guardo la pagina bianca, chiudo gli occhi per riordinare le idee. Ed allora la cosa più onesta e corretta, mi sembra, parlando di Ridda, di farsi prendere da questo vorticoso flusso dando libero sfogo ai pensieri che affollano la mia mente.
Nel vano tentativo di sottrarsi ad un anonimo passaggio, nel tenersi al riparo si arriva a dei punti nodali, come ad un bivio da cui può dipendere la propria vita e quella degli altri. Come per i due protagonisti del romanzo. L'istinto della fuga viene fermato da una violenta deflagrazione che ti spinge a terra inebetito, con il respiro sospeso, in apnea.
Nulla dura per sempre. Sempre allo stesso modo. Neanche nelle fiabe. Dell’avvertire ciò che può avere un senso ed un significato come un raccontare in modo adeguato e conveniente l’ambiguità della realtà. Della convinzione malsana di poter capire le complessità della vita e di dominarla. Del desiderio di darle un senso e di questo inganno che ci porta alla follia e alla morte. Capisci che la sofferenza viene tenuta a bada ed il dolore anestetizzato dalla paura di andare oltre le compensazioni. L’incapacità di essere se stessi, mai sufficientemente, si scontra con il desiderio di rappresentarsi. Ridda. In rotta di collisione con l’immagine dell’individuo ideale che questo mondo in fuga da se stesso vuole e pretende. Iniziative, autonomia di azione, rimedi farmacologici peggiori del male, emancipazione dal senso di colpa, parossismo dell’efficienza, afasia mentale, avvento dell’individuo, libertà illimitate che l’individuo si assegna, preoccupazione di apparire normali. E allora comprendi che bisogna contraddirsi continuamente, riconoscersi in queste contraddizioni e andare avanti per superare se stessi, superare il dovere essere, per forza, per piacere, oltre la negatività che ti attanaglia. Solo la nostra presunzione ci fa credere di essere protagonisti di un’epoca, che spesso si reputa irripetibile. L’agio e il compiacimento di se stessi diventano una sosta permanente dove trovare un ideale a buon mercato a cui aderire a lungo termine. Una inoffensiva comodità diventa violenta e genera desideri che pretendono sacrifici. Vani.
I corpi si sfiorano, si sovrappongono, figure che mal si adeguano al tempo presente, la macchina della memoria srotola la loro immagine sfuocata in rappresentazioni di un passato che trova il suo centro in tende lise da cucire.
Le parole sono crude, dirette ed i dialoghi ti lavorano ai fianchi.
Città verticali vomitano corpi esausti e dilaniati. Corpi digitali. Tracce digitali. In camere d'ospedale. Punti luce. Blocchi di cemento e ferro. Corridoi come lame di coltello.
Città mutate. Non solo in superficie. Albe offuscate. Tutto passa, tutto muore ma il cuore non dimentica. Il ricordo vive sulla distanza tra spazio e tempo e la sua evoluzione si nutre del raccontare.
Prefazione di Gianfranco Candeliere

Suoni per Ridda di Gianfranco Candeliere









domenica 2 luglio 2017

Dario Buccino


E' stata una cosa da pazzi!!! Tutti pazzi!!! Tommaso Cosco, deus ex machina di Archiaro, Dario Buccino, performer ( è riduttivo chiamarlo cosi, ma giusto per intenderci ) e tutti gli spettatori ( improprio anche questo termine ). Talmente presi, rapiti da quello a cui stavamo assistendo che trattenevamo tutti il respiro e alcuni anche accenni di tosse.
Concerto per lamiera da tuono, proposto per l'edizione 2017 di Archiaro. La lamiera da tuono, utilizzata in teatro già dalla fine dell'ottocento per produrre effetti di scena, recentemente è entrata a far parte anche delle partiture orchestrali, da quando nel 1939 John Cage la impiegò nella First Construction. La lastra da tuono viene usata sempre più spesso nella musica contemporanea, oltre a Cage ricordiamo Nono, Kagel, Manzoni e Xenakis. Anche in alcuni brani di Capossela possiamo ascoltare la lamiera da tuono suonata proprio da Dario Buccino.
Dario Buccino utilizza la lamiera d'acciaio come strumento musicale. Ha sperimentato per tanti anni alla ricerca di uno strumento ideale che permettesse al musicista di suonare se stesso, come se l'intero suo corpo fosse voce. Lamiera HN.
La lamiera viene sollecitata con tutto il corpo, percossa, abbracciata, piegata, contorta con ginocchia, mani, gomiti ed altro in modo da imprimerle " onde differenziate di movimento".
L'attenzione dell'ascoltatore va dalla percezione del suono al processo fisico dell'esecutore necessario per controllare e modulare i fatti sonori. Un suono che si genera da se stesso, un suono qui e ora. Hic et nunc. Buccino ha creato un vocabolario che racchiude in parametri i più svariati modi di generare il suono con le varie parti del corpo dalla lamiera, come tante note su un rigo musicale.

Foto di Tommaso Cosco

 Interstellar overdrive, le porte della percezione, William Blake, varco aperto per mondi paralleli, musiche possibili, buchi neri e salti quantici, risonanze affettive avvolgevano la collina di Archiaro. Sudore e sorrisi. Corpo vivo sonoro e good vibrations, iperspazio e analisi interiore psicofisica individuale e di gruppo, imbarazzo e sbigottimento per la fine dello spaesamento nel guardarsi intorno come in un risvegliarsi, no future e hic et nunc, i Beach Boys di una estate senza fine ed il punk di Sid Vicious che canta My Way.
Un concerto intenso e molto faticoso per l'esecutore che alla fine mostrava un viso sereno, quasi trascendentale, proiettato verso un'altra dimensione che i presenti solo in parte potevano condividere a seconda del proprio stato di adesione incondizionata benchè partecipi nel qui e ora. E' diffficile dire di più, ognuno ha avuto l'occasione di aprirsi in se stessi, allacciare le cinture e partire verso un personale viaggio. Intensità esperenziale e percezioni psicofisiche, la gioia di esserci comunque e respirare sulle colline di Archiaro l'aria di Capo Nord.