Perchè scrivere un articolo sugli Slint? Una delle più importanti band del panorama rock degli ultimi 40 anni ed anche tra le più sconosciute e ignorate in questi tempi dove ormai il grande pubblico sta totalmente altrove, in balia degli stregoni del marketing. I motivi che mi spingono a farlo sono essenzialmente due, il primo è dovuto alla necessità di dare il giusto riconoscimento ad una band che ha cambiato le specifiche e i paradigmi del suono rock. Il secondo motivo è dovuto alla noia e alla stanchezza che mi causa il vedere vecchi rocker ormai normalizzati ed imbolsiti, preda dell'industria musicale, vero mister Byrne? vedere distrutto il ricordo che avevo della loro presenza scenica che accendeva fantasie e visioni. Mi deprime vedere questi eroi del mio pantheon giovanile suonicchiare su format preconfezionati, patetici e ridicoli che non restituiscono alcun fremito emotivo ma continuano a ripercorrere una narrazione obsoleta su quanto erano “maledetti”. Questo rock è morto e sepolto, la cultura capitalistica tende a recuperare ogni gesto sovversivo neutralizzandolo dall'interno, Kurt Cobain si era reso consapevole di far parte dello spettacolo contro cui si ribellava, le odierne scene musicali che vengono definite alternative o indipendenti non fanno altro che riprodurre sterili atti di ribellione come se avvenissero per la prima volta, la speranza che la musica giovanile, il carattere sovversivo del rock, potesse trasformare il mondo è stata sostituita dall'accettazione riduttiva della realtà.
Sin dall'adolescenza, band e musiche hanno accompagnato e fatto da colonna sonora le diverse età della mia vita. Sono tante le band musicali che ho ascoltato, alcune di più altre di meno ma ho sempre avuto curiosità per nuove sonorità e modi di suonare. I gusti musicali si sono evoluti con l'evoluzione culturale, sociale e spirituale, anche se attualmente ascolto ben altro mi piace parlare di due dei miei gruppi preferiti: i Sonic Youth e gli Slint. Dei primi gli appassionati sanno già tutto, ricordo con gioia il concerto al museo Pecci di Prato, con quella carica noise hanno dato sfogo a quanto rimaneva della mia anima punk. Per i secondi invece, gli Slint, c'è stato un vero e proprio colpo di fulmine, amore alle prime note suonate e ai primi colpi di rullante. Gli Slint provengono da Louisville, progenitori del post rock*, di quel suono che ha influenzato numerosissime band in ogni parte del mondo. Erano gli anni in cui a Seattle furoreggiava il grunge. Hanno prodotto pochi dischi, due vinili ed un ep con scarso successo commerciale ma oggi sono indicati come un vero gruppo seminale. I quattro, amici fin dalle scuole medie, hanno cominciato a suonare prima nelle stanzette delle proprie abitazioni poi in qualche garage perchè la batteria faceva troppo casino. Ai loro primi concerti arrivavano con i furgoni guidati dai loro genitori, che si prestavano anche a fare da facchini per i loro pesantissimi combo Fender. E' un sound particolare il loro, un mix di progressive, acid rock, punk, free jazz e psichedelia che va oltre il solito modo di comporre. Il sound è prettamente strumentale con frasi sussurrate al limite dell'udibile. Urla hardcore squarciano l'andamento lisergico quasi catatonico di alcuni brani. Il primo disco lo registrano con il nome più importante del giro, Steve Albini, ma per la loro inesperienza il suono non li soddisfa e dopo un poco il bassista va via ma viene subito sostituito da un loro amico. Tweez è il nome del primo disco e i titoli dei brani prendono il nome dei loro genitori e del cane. E' un album strumentale, vario e strano con strutture ritmiche frammentate, chitarre hardcore e divagazioni psichedeliche. Gli Slint vanno verso il superamento del rock dei Nirvana e dei Soundgarden gettando i semi di quello che sarà l'evoluzione del rock: il post-rock. Gastr del Sol, Labradford, Rodan, June of'44, fino ad arrivare ai Rachel's, ai Mogwai, ai Sigur Ros e al rock jazz dei Tortoise, tanti hanno beneficiato delle intuizioni della band di Louisvile. Dopo un periodo di silenzio ritornano con qualcosa di straordinario, di mai ascoltato prima, è il 1991 e riescono a pubblicare il loro secondo album con la più importante etichetta rock alternativa d'America, la Touch and Go Records di Chicago. Spiderland è il nome del loro secondo album. Spiderland è uno di quei dischi realizzati senza pensare che diventerà una pietra miliare e che influenzerà tante band. Sei brani con un suono scarno ed essenziale, testi che sono dei veri e propri racconti minimali ed evocativi, le parti vocali, registrate dal chitarrista Brian McMahan, alternano sussurri e urla, liriche dal sapore spoken word che danno ai brani una esperienza d'ascolto emozionante e straniante. E' un disco che si fa scoprire piano piano con l'ascolto e che poi non lasci più e anche se a volte l'atmosfera diventa inquietante sei consapevole che i silenzi, i riff tirati e i colpi di rullante ti conducono verso un luogo confortevole. Spiderland è un disco sperimentale in tutto. I brani vanno oltre la forma canzone, essenziali gli arrangiamenti, la copertina non da riferimenti con l'iconica foto scattata dall'amico Will Oldham, meglio conosciuto come Bonnie “Prince” Billy, grande cantautore la cui I see a darkness è stata cantata anche da Johnny Cash. Nel retro della cover dicono di cercare una voce femminile. Peccato che dopo Spiderland non hanno più inciso niente. Steve Albini, che non ha partecipato al disco, ha scritto una entusiastica recensione su Melody Makers, “….il mio primario legame con il rock è che ne sono fan... al meglio il rock tonifica l'umore, stimola l'introspezione e avvolge di sonorità. Spiderland garantisce tutti questi elementi....è il canto del cigno degli Slint, di una band che ha ceduto a quelle pressioni interne che spesso ritrovi nelle biografie. E' un grande album e chiunque sia ancora in grado di farsi trasportare dal rock non dovrebbe farselo scappare, tra dieci anni sarà una pietra miliare e dovrai darti da fare per procurartene una copia, per cui evitati lo sbattimento”. Dopo 34 anni si sta ancora parlando di un disco e di una band che rende giustizia a tutti quei ragazzi di talento che hanno messo su piccole band nei paesi e nelle province e che non hanno raggiunto quel successo che meritavano poiché lontani dalle logiche commerciali. “ Con l'ultimo brano di Spiderland, Good Morning, Captain, le diverse generazioni cresciute con il rock arrivano improvvisamente al proprio Grande Freddo” ( Blow up magazine )
* Post rock, espressione utilizzata per primo dal critico musicale inglese Simon Reynolds che nel maggio del 1994 ne parla su Wire come un genere di rock sperimentale che utilizza la strumentazione tipica del rock in modo non conforme alla tradizione, ma che attinge ad altri stili di musica come l'avanguardia, l'elettronica, il jazz, la classica e il kraut rock con un approccio che può ricordare il minimalismo di artisti come Steve Reich e Philip Glass, fonte di ispirazione per molte band post rock è anche il nostro Ennio Morricone con le sue colonne sonore. Il suffisso “post” sta ad indicare un superamento del genere con brani essenzialmente strumentali, cantato sommesso e ripetizioni di note con improvvisi cambi di dinamiche.
Affiches, gennaio 2026