domenica 12 giugno 2022

La crisi perpetua

 



Enrico commentando la chat della trasmissione di Radio Vulture del Primo Maggio dice:” Sembra una trasmissione di Radio Vulture del 1978.” Azzeccato in pieno. Dopo 44 anni i problemi risultano sempre gli stessi, non risolti ed in alcuni casi peggiorati. Per esempio il lavoro. I cambiamenti tecnologici, sociali e politici hanno lasciato i lavoratori senza punti di riferimento. Negli ultimi 40 anni c'è stato un attacco senza precedenti ai diritti dei cittadini e dei lavoratori. Ha cominciato la Thatcher in Inghilterra contro i minatori inglesi con la sua famosa frase “ There is no alternative” contratta nell'acronimo TINA. E cosi via. Nel 2012 Monti in una intervista afferma “ Stiamo distruggendo la domanda interna tramite il consolidamento fiscale”. Nel 2013 al Corriere della Sera

il presidente della BCE, Draghi, dice che “ la piena occupazione non è nostro mandato, lo è l'inflazione”. Le crisi economiche sono invocate e accolte da quanti si candidano per tirarcene fuori. Il clima di crisi perpetua viene auspicato dal capitale che in nome di uno stato di eccezione forza le norme del diritto, calpestando le Costituzioni degli Stati, in virtù del bene comune, dicono loro. La crisi nel popolo che la subisce genera paura, insicurezza, povertà, spaesamento e disinnesca il conflitto sociale, elide la partecipazione e l'analisi critica e intellettuale ai messaggi della politica non viene accettata, poiché si scontra con il pensiero unico. E se le crisi vere non bastano si inventano crisi immaginate a creare quel clima di disastro incombente. Negli ultimi anni in Italia anche le consultazioni elettorali sono state viste come una minaccia che turba i mercati con conseguenze nefaste per il popolo bue ed ecco che riprende la favola della stabilità politica con il risultato di trovarci un uomo dell'elite finanziaria che non ha votato nessuno a guidare il governo. Il parlamento viene svuotato delle sue prerogative ed il popolo del suo diritto di eleggere i propri rappresentanti. Il gioco è sempre lo stesso “ si crea un problema, una situazione per provocare una reazione nell'opinione pubblica, affinchè sia la stessa opinione pubblica ad invocare i provvedimenti che ci si auspica di farle accettare”. Sylvain Timsit. Le soluzioni offerte non risolvono i problemi ma lo stato di allarme creato ad hoc dai mass media asserviti servono a creare un clima insano, tale da fare accettare i provvedimenti d'urgenza. Lo stato di emergenza e di eccezione ormai è diventato lo strumento di governo che si avvale di concetti economici e di atti politici che servono a spezzare gli equilibri di una società per indurre i soggetti pubblici e privati a cedere sovranità, patrimoni, diritti e conquiste sociali, le crisi sono diventate il modo principale per l' accumulazione di potere e di beni. In Italia, ogni volta che la società civile auspicava cambiamenti sociali ed economici e si intravedeva un barlume di speranza di diventare finalmente un paese normale si sono verificati eventi ed accadimenti che hanno ghiacciato l'opinione pubblica e di conseguenza gli atti necessari per l'evoluzione dei rapporti di forza in campo. Il sequestro e la morte dell'onorevole Moro, le stragi di Stato e la strategia della tensione vanno letti in questo senso. Con la globalizzazione le crisi investono tutto il mondo, le crisi sono narrate con operazioni di cosmetica senza specificarne le cause e le conseguenze, in un eterno presente, come la crisi sanitaria dovuta alla pandemia e per ultima la guerra in Ucraina. A questo proposito si comincia a parlare di economia di guerra, prepariamoci ad una serie di misure di politica economica per permettere allo Stato di trovare i finanziamenti necessari per un aumento degli armamenti in modo da partecipare ad un evento bellico. Il popolo sotto shock si lascia condurre all'ovile. Un popolo impoverito ed impaurito è un popolo in saldo. Per chiudere il cerchio, gli stessi strumenti applicati alle persone vengono adottate agli Stati sovrani, con la complicità dei governanti. Il pareggio di bilancio, il patto di stabilità, i parametri europei su deficit ed indebitamento e tutto l'armamentario normativo dell'austerity sono degli istituti giuridici senza senso economico, buoni solo ad impoverire lo Stato per costringerlo a tagliare i servizi, inasprire la tassazione, smantellare i diritti inalienabili e costituzionali. Quindi anche lo Stato è in saldo. ( Il Pedante )

Lo sono i suoi settori più produttivi, dall'energia, alla sanità, all'istruzione e alla previdenza, un intera Italia in saldo, su cui si avventano come avvoltoi e sciacalli i grandi investitori, spesso stranieri, un grande mercato, ricco di eccellenze, privo di rischio poiché la domanda è garantita dai bisogni della popolazione. I mercati, gli speculatori e le grandi banche d'affari finanziano i think thank dei politici a libro paga e dettano sui media le riforme da fare, arrivando anche a pretendere la rimozione di quei governi che non hanno rispettato le consegne. Il 13 novembre del 2011 la prima pagina dell'Unità salutava questa violenza finanziaria come una liberazione. Il risultato lo si vede davanti agli occhi e sulla nostra pelle, ammorbiditi, inebetiti, fagocitati e ammansiti dai vari reality, talent, partite di calcio tutte le sere, festivaldisanremo trap rap eurovision e simili che agiscono come tranquillanti, come psicofarmaci ci avviamo quieti verso un ovile che assomiglia sempre di più ad un mattatoio. 

Articolo apparso nel numero di giugno 2022 di Affiches, rivista di Radio Vulture.

mercoledì 1 giugno 2022

Davanti allo specchio

 


“ In principio era il verbo,

ma tu stai zitto come un salmone”

Sacrificio – Andrej Tarkovskij


E' difficile azzardare un commento su quello che succede nel mondo e di riflesso nel nostro paese. Non si sa da dove iniziare poiché ogni giorno ce n'é una nuova. Dopo il covid la guerra in Ucraina si è impossessata delle prime pagine dei principali media, e così dopo due anni anche il pensiero è in frantumi come macerie da cui si raccolgono detriti. Gli effetti collaterali di quello che abbiamo vissuto e di quello che ci spetta di vivere è la perdita della ragionevolezza. Il virus e la guerra con il loro carico emozionale hanno massificato gli uomini, polarizzando gli schieramenti per cui le discussioni sono sempre molto accese e finiscono in scontri da bar sport. In una epoca segnata dalla virtualità, l'azione violenta della guerra con le sue immagini ha provocato un forte shock per noi occidentali abituati ad essere solo “un mercato di consumatori” come ha detto Macron. Non sappiamo più fare altro, né tanto meno prendere in considerazione di rischiare e mettere in gioco la propria vita, perché non c'è nulla che ne valga la pena, nonostante ci abbuffiamo di vocaboli come inclusione, parità, equità sociale, solidarietà, sostenibilità ecc ecc. Perché questa grande Civiltà, capace di creare tanta bellezza di pensiero non si è affermata, non ha vinto ma è sempre preda di cataclismi e catastrofi? Che cosa è accaduto? Perché non sono bastate la voglia di vivere in solidarietà tra i popoli, le energie morali? Forse non vogliamo ammettere che molte di queste sventure derivano dal fatto che siamo diventati colpevolmente materialisti, consumatori di merci? La Storia non ci ha insegnato nulla se ci troviamo ancora una volta sulla soglia dell'abisso, la Storia “sceglie la peggiore delle sue varianti possibili per il suo sviluppo” ( Marx, Engels ). L'Impero non ha mai cessato di esistere ed ha vinto la lotta di classe. Viviamo in un mondo che noi stessi abbiamo contribuito a creare ed invece di godere dei suoi benefici, siamo vittime dei suoi difetti. Annebbiati dalle effimere comodità abbiamo sviluppato un senso senza sincronia tra l'elemento materiale e quello spirituale. Se si è consapevoli non si può avere la coscienza tranquilla ne giustificarsi per la propria pigrizia o tranquillità attribuendo la colpa di quello che avviene alla volontà di altri. In cerca dell'armonia e dell'equilibrio tra materialismo e spiritualismo è evidente ed urgente ripristinare e rinnovare il sentimento di responsabilità personale. Anche la Chiesa si è dimostrata incapace di controbilanciare lo sbandamento verso il materialismo con un risveglio spirituale. Dovremmo guardare con chiarezza le misure politiche e gli scenari economici che tendono ad impoverirci, ma purtroppo i media fanno bene il loro mestiere, l'informazione ci blandisce con l'intrattenimento, il pensiero unico continua ad imperversare facendo vittime illustre, persino il Papa è stato censurato solo perché ha osato criticare gli investimenti dei vari governi per finanziare le spese per gli armamenti militari. Le parole hanno perso il loro valore, è importante solo il soggetto che le dice. Se qualcuno si permette di discostarsi da quello che è il cosiddetto mainstream dominante diventa un dissidente da tenere alla larga, la libertà di pensiero e di opinione viene censurata e chi la esprime condannato come un untore. A vestire i panni dei talebani di casa nostra, dispiace dirlo, sono i pasdaran del PD, i nipotini del vecchio PCI, che non rispondono più alle istanze dei cittadini ma agli interessi del grande capitale, che inscenano mille emergenze nel tentativo di bloccare, immobilizzare la storia per distrarci dall'unico vero conflitto di casa nostra che può dare corso agli eventi, cioè il conflitto sociale. Abbiamo trascurato i territori invece di svilupparne le specificità poiché abbiamo pensato che con la globalizzazione, con il mercato aperto, avremmo trovato sicuramente qualcuno che ci vendesse quello che ci serve ad un prezzo inferiore rispetto a quello che ci sarebbe costato se lo avessimo prodotto in Italia. Siamo come un uomo che non sa nuotare buttato in acqua. L'istinto di sopravvivenza ci porta verso il senso spirituale. L'arte rappresenta l'istinto spirituale dell'umanità, aspira all'eterno, al divino, incarna l'ideale, un esempio di equilibrio tra materialismo e spiritualità, valorizzare questo ideale per rinascere. La cultura popolare, la memoria delle proprie radici con il senso di appartenenza, svolge una funzione ideologica importante, è come un sordo rumore di fondo che inquieta il capitalismo reale che normalizza le sue contraddizioni ed i suoi aspetti negativi come la devastazione ambientale, le guerre (attualmente si combattono sette guerre nel mondo ), le schizofreniche condizioni sociali e lavorative che portano al disagio al punto che gli attori sulla scena tendono a somigliare ai simulacri di P.K. Dick, gusci vuoti e maschere senza nessuna vita interiore. Gli uomini che combattono, che lottano dimostrano di avere quei valori per cui vale rischiare, quei valori che definiscono i popoli e le culture. Quei valori ontologici che definiscono gli aspetti essenziali dell'essere. Siamo seduti davanti ad uno specchio impolverato che non riflette la nostra vera immagine e non ci consente di vedere la giusta verità delle cose, siamo in un film di Lynch dove la realtà ed il sogno si confondono, il sipario chiuso ci impedisce di guardare oltre. Il legame tra l'individuo e la società e le leggi che lo regolavano è stato distrutto, è rimasta solo una burocrazia strana e inquietante, una burocrazia sorda da call center per cui è difficile ristabilire il ruolo dell'uomo nel proprio destino se non si comprende “la sofferenza della propria anima” in questo modo ”l'uomo potrà collegare la coscienza con i propri atti”. (Andrej Tarkovskij)

Articolo apparso sul numero di maggio 2022 di Affiches, rivista di Radio Vulture

giovedì 28 aprile 2022

Le nostre armi


“....alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente”.

La guerra che verrà - Bertold Brecht


“ Il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia, che ti spara sulla faccia ciò che penso della vita” cantava Demetrio Stratos in Gioia e Rivoluzione, un brano del 1975 dell'album Crac!

Le nostre armi sono una chitarra, un pianoforte, una tela con i colori, la danza, il canto, il cinema, il teatro, la scrittura. Arte e poesia che sopravvivono in tempi cupi come questi, viviamo in un tempo strano, sospeso, senza punti di riferimenti, il cosiddetto progresso è cosa diversa da quello che pensavamo e che ci avevano promesso, ci regala solo guerre e distruzione, pandemie e sangue e sacrifici. Pasolini aveva lucidamente dato una definizione, differenziando il progresso dallo sviluppo, dice in una vecchia intervista, sviluppo e progresso sono due cose completamente diverse e contrapposte tra loro, lo sviluppo è della destra economica, dei padroni, potremmo dire ora del neoliberismo, che vogliono la produzione di beni superflui, mentre il progresso è di chi vuole beni necessari. Il capitale è stato molto lucido nel mandare in frantumi la vecchia classe operaia mentre dall'altra parte non c'è stata alcuna riflessione su quale tattica adottare e su quale linguaggio sviluppare per far fronte alle nuove condizioni che lo sfruttamento capitalistico impone. Questa questione riguarda tutti ma soprattutto l'inefficacia dei sindacati e dei partiti di sinistra fagocitati dal sistema. “Il capitale ammorbidisce, tranquillizza, riempie i vuoti, rende inconcepibile scontro e sfruttamento pur senza negare la realtà”. M Fisher “ ci impone di addormentarci in una trance ipnotica” S Zizek. Il “comunismo liberale” dei vari George Soros e Bill Gates, che alla ricerca avida del profitto uniscono la retorica ecologista e delle responsabilità, non è un correttivo progressista dell'ideologia capitalista ma è l'ideologia dominante del capitalismo contemporaneo.

In Ucraina si sta combattendo una guerra per bande, ampiamente prevista da alcuni analisti economici e politici, combattuta in nome del profitto e per imporre il proprio potere sul mondo globale. Da una parte il capitalismo dei CEO che vuole espandere la sua influenza, in cerca di nuovi mercati per alimentarsi vista la scarsità di risorse, dall'altra parte il tentativo di restaurazione, di rimettere insieme i cocci del passato impero andato in frantumi con la caduta del muro di Berlino. Sono due facce della stessa medaglia.

Da questo delirio non se ne esce, il mondo è irrimediabilmente cambiato, non possiamo scansarlo ma solo attraversarlo ed ognuno deve decidere come. Lo stress ed il disagio psichico stanno minando nel profondo le dinamiche individuali e familiari della nostra società. Possiamo contare solo sulla nostra storia che ci viene essenzialmente dalle nostre radici che ci hanno dato una sapienza millenaria e attraverso di essa un legame con la trascendenza come unico percorso superiore alla miseria di questi tempi, la si può scorgere in ogni sottile filo di vita, in tutte quelle forme artistiche e culturali che consentono di ricreare la coscienza del popolo deformata e degradata dal comportamento coatto del potere dei consumi. Bagliori di umanità che esprimono la gioia dell'amicizia e l'innocenza del desiderio. Nell'involuzione drammatica della civiltà, il baluginio percepibile al buio scompare nella luce accecante dei riflettori delle torri di guardia, degli stadi di calcio e dei palcoscenici televisivi.

Come nella “ scomparsa delle lucciole” di Pasolini la sopravvivenza dipende dalla nostra capacità di cercarne il baluginio e di rappresentarlo.

Articolo apparso nel numero di aprile 2022 di Affiches, rivista di Radio Vulture.


domenica 20 marzo 2022

Dio è morto

 

 




“ per quanto voi vi crediate assolti

siete pur sempre coinvolti”

Fabrizio De Andrè – Nella mia ora di libertà

“ Dio è morto”, come ha detto Woody Allen, ed è stato sostituito dall'Olimpo dei nuovi Dei assiso in quel di Davos, Dei dispettosi ed in perenne guerra tra di loro, giocano a scacchi con l'umanità come pedine da scartare, sacrificare per i loro biechi affari, intanto la vecchia religione ha perso fascino e attrazione diventando una ong da quando Bergoglio con la sua partecipazione da Fabbiofazio ha reso la trascendenza e la spiritualità una nuova forma di intrattenimento. Amen!!! La vecchia religione, prima messa in disparte dalla Scienzah ed ora dalla guerra dimostra tutta la sua inadeguatezza e la sua confusione se si pensa che la Comunità di Sant'Egidio chiude la mensa ai poveri non vaccinati. E' la fine dell'umanità, di ogni principio di solidarietà. Ci dovremmo interrogare, come cattolici, sul paradosso di questa inversione assoluta del nostro credo. “ Dio è morto” e le forze del male hanno scatenato la guerra in Europa, gli apparati industriali-militari dei vari paesi coinvolti sono i veri protagonisti di questa escalation. Dopo due anni di Covid una umanità esausta deve ancora sopportare questa pressione che per quelli sotto le bombe minaccia le loro vite, per tutti gli altri una incredulità mischiata all' impotenza. Questi nuovi Dei per non sopportare il vuoto che li divora si inventano guerre mondiali per misurare il loro grado di potenza. Nei salotti televisivi gli esperti di geopolitica hanno sostituito i virologi che hanno dovuto lasciare con grande dolore per i cachet persi il loro posto sotto i riflettori. Qualcuno non rendendosi conto del ridicolo che lo circonda avverte che il numero dei contagi cresce in Ucraina. Ricomincerà lo stato di emergenza? Dopo quella sanitaria quella di guerra. Il lasciapassare diventerà un sistema di crediti sociali sul modello cinese, uno strumento di controllo sociale, un vero e proprio interruttore delle nostre libertà personali, che il governo può utilizzare come forma di ricatto a seconda del nostro grado di obbedienza alle sue politiche. Basta una bolletta pagata in ritardo, una multa qualsiasi per vedersi privati di ulteriori libertà, per questo motivo si vuole che l'Agenzia delle Entrate raccolga i dati sensibili di ogni cittadino, dati civili, fiscali e sanitari.

Se l'uomo affida la propria coscienza alla tecnologia perde logica e morale.

Il declino dell’Occidente è inarrestabile ( luogo da cui non giunge suono...luogo perduto ormai... CSI ), iniziato quando lo scoppio dell’epidemia su scala globale ha portato a un’incredibile metamorfosi dei nostri sistemi politici e all’imposizione di regole impensabili per le democrazie moderne di tradizione liberale. I segni del disfacimento culturale erano già tutti presenti in alcuni esempi di un finto progressismo giustificati dal politicamente corretto. Fenomeni come i Friday for future, la cancel culture, le paranoie lessicali sui pronomi con l’uso di asterischi e schwa sono la spia di profondi cambiamenti in atto; mutamenti che, però, non hanno arricchito il dibattito anzi hanno contribuito a cancellare un certo dinamismo intellettuale per il timore di uscire fuori dai binari disegnati dal mainstream. In questo sfascio intellettuale si è abbattuta l’onda pandemica proveniente dall’Asia spazzando via gli anticorpi democratici in seno alla società. Abbiamo accettato il confinamento domiciliare, il divieto di oltrepassare il perimetro del proprio comune, il coprifuoco, la delazione, il lasciapassare. Tutta roba incompatibile con i diritti costituzionali ma metabolizzata fin dal primo momento dalla maggioranza della popolazione. D’altronde, la paura è l'arma utilizzata, capace di incarognire l’essere umano e polarizzare lo scontro. Adesso, dopo due anni vissuti sottocoperta, non deve meravigliare lo spiazzamento in cui si trova coinvolto l'Occidente in posizione di debolezza verso le mire dell'Orso sovietico. L'Italia importa la quasi totalità del gas che utilizza, dalla Russia arriva il 46% del gas importato e il gas costituisce il 47% della produzione elettrica italiana, si può pertanto stimare che dalla Russia dipende anche una buona percentuale di produzione della corrente italiana. Non avevamo un piano pandemico prima non abbiamo un piano energetico ora. Non si sarebbe dovuto arrivare a questo punto, l'Occidente ha la coscienza sporca, dalla caduta del muro di Berlino chi si è espanso è la Nato nei paesi del vecchio blocco sovietico, si doveva capire che ci sarebbe stata una reazione oppure è una cosa voluta dai Dei capricciosi e in guerra tra loro? Al G7 dell'anno scorso ed al recente G10 due righe sull'Ucraina e Russia e dieci pagine sul gender. La geopolitica è una materia molto complessa per cui mi rifaccio a due esempi fuori dal mainstream, in un’intera pagina di Italia Oggi del 15 febbraio, Pierluigi Magnaschi e Pino Nicotri fanno un’impeccabile analisi su Ucraina, Russia, America, confortata il giorno dopo da Roberto Giardina, che da Berlino scrive e dimostra di una Russia “presa per i fondelli” dal 1991 in avanti. Ormai lo ammette pure il potente e filo americano Der Spiegel che le promesse non mantenute sull’Ucraina e in genere sui paesi dell’Est, sono tutte e solo anglosassoni. L’obiettivo dei Presidenti Usa è sempre lo stesso: portare l’Ucraina nella Nato e così poter piazzare i propri missili atomici a ridosso del confine russo, esattamente come voleva fare l’URSS a Cuba nel 1962. Quindi Putin si comporta oggi esattamente come John Kennedy allora. E poi c’è il business. Gli americani vogliono che noi europei, per non essere ricattati da Putin, sostituiamo il gas russo con quello americano liquefatto, trasportato via mare, quindi dal costo molto più alto ( a nostro carico). Come se ci fosse una differenza dall’essere ricattati da un oligarca ex comunista rispetto ad un CEO americano. In politica estera padella e brace sono intercambiabili. Sul Corriere del Ticino, invece, nei giorni scorsi è apparsa una interessante intervista a Thomas Greminger, segretario OCSE nel 2017 ed ora direttore del GCSP di Ginevra ( Centro per la politica di sicurezza ). Secondo Greminger Putin si è reso conto che solo con la forza può ottenere garanzie di sicurezza che può dare la diplomazia sul campo. Il primo obiettivo che vuole ottenere dalla negoziazione con la Nato è la riduzione del rischio militare per prevenire incidenti terrestri, aerei e navali. Il secondo obiettivo è il controllo degli armamenti in modo da impedire lo stazionamento di ordigni nucleari nelle zone di confine. Sempre secondo Grominger il dilemma è tra due principi OCSE, uno è “il diritto di scegliere liberamente le proprie misure di sicurezza” sostenuto dall'America, l'altro è il” principio dell'indivisibilità della sicurezza” , cioè “ nessun paese dovrebbe aumentare la propria sicurezza a scapito della sicurezza di un altro Paese “sostenuto dalla Russia. Come vedete la politica estera è una materia troppo complessa per darla in pasto al chiacchiericcio dei salotti televisivi. Il Dragone aspetta sornione di vedere come va a finire prima di ghermire con i suoi artigli Taiwan, lì la cosa si fa ancora più seria e tragica visti gli ingenti interessi americani in quella zona. Intanto il gas destinato agli europei viene dirottato negli oleodotti verso la Cina. La dipendenza dalla Russia l'Europa se l'è costruita da sola grazie ad Angela Merkel. Le sanzioni danneggeranno soprattutto gli europei, per quanto riguarda l'Italia, la più danneggiata sarà la Lombardia con i suoi export verso la Russia, ancora una volta la Lombardia!!! Intanto l'economia italiana, fiaccata dai due anni di covid stenta a risalire, l'aumento dei costi dell'energia distrugge la capacità produttiva e fa aumentare l'inflazione, una inflazione da offerta che non si risolve reprimendo la domanda ma promuovendo l'offerta e più investimenti. Si prevede un segno negativo del PIL. Non è teoria ma storia. Quelli che si esaltano per il PNRR hanno capito che sono soldi in prestito che paghiamo noi, subordinati a riforme decise e approvate da altri, spesso contro il nostro stesso interesse? Un Ansa del 7 febbraio dice che secondo la Corte dei Conti l'Italia ha versato all'UE, nel 2020, 18,2 miliardi e ne ha ricevuti dall'UE 11,6 mld, per cui far parte di questa Europa ci è costato al netto di costi burocratici e di inflazione 6,6 mld. L'Italia è un contribuente netto, il quarto dopo Polonia, Francia e Germania, e trae dal bilancio europeo benefici inferiori rispetto all'entità dei propri contributi. Considerando la dinamica degli ultimi due decenni, dal 2000 ad oggi fanno oltre 100 miliardi letteralmente donati alle casse dell’Unione.(Ragioneria Generale dello Stato). Un Europa nata male sulla base di una moneta che si voleva unificante ma vissuta male sulla logica della supremazia dei mercati e del fiscal compact, una Europa che non accetta un dibattito ed una critica al neoliberismo ed alla centralità del mercato nonostante i danni economici alle piccole e medie imprese. Intanto, mentre c'è la guerra, i talebani di casa nostra pensano alla revisione del catasto, con conseguenze gravi per le tasche degli italiani il cui bene primario è proprio la casa, aumento della tassazione, blocco delle compravendite sugli immobili e crisi dell'industria delle costruzioni.Vengono in mente le parole del Presidente Cossiga su Draghi, che sia veramente questo l'obiettivo dichiarato di questa politica scellerata, d'altronde i dati parlano chiaro, negli anni '90 l'Italia era tra le prime potenze industriali mondiali nonostante la liretta.

Poveri noi, ridotti al ruolo di servi di un Olimpo il cui impero si sta sgretolando.

NO, NO e poi NO!!!!

 

Articolo apparso sul numero di marzo 2022 di Affiches, rivista di Radio Vulture